Aspettando la commedia

Attraversando la piazza del paese dove abito, sono stata fermata dalla signora G. C., che mi ha chiesto preoccupata se anche quest’anno avrei recitato con la compagnia per S. Stefano. Lì per lì la preoccupazione della signora mi è sembrata un tantino esagerata. Dopotutto è anni che recitiamo nello stesso giorno nello stesso salone alla stessa ora. Evidentemente, non è così scontato. Dopo averle risposto di sì, le ho chiesto il perché della domanda. “A gh’è mia in gir la locandina!” (1).

Il paese entra in fermento quando è in arrivo la commedia. È una fonte di aggregazione sociale, un’occasione di stare insieme e divertirsi. Come la fiera estiva, la commedia a Pianello Val Tidone è un evento, è ormai parte delle tradizioni natalizie, insieme ai vari cenoni in famiglia. I compaesani, fedeli alla tradizione, aspettano il fatidico 26 dicembre, pregustando già la gara a chi arriva in tempo per accaparrarsi i posti in prima fila, il salone (la data di Santo Stefano si fa per tradizione nel salone parrocchiale) che si scalda mano a mano che la gente si siede, il cicaleccio che diminuisce all’improvviso non appena si spengono le luci e si apre il sipario, la certezza che si riderà tanto e di gusto.

Non si preoccupi, signora, si recita anche quest’anno!

Menu mal, s’erma zamò bèla dré cridà, mì!” (2)

 

(1) “Non c’è in giro la locandina!”

(2) “Meno male, stavo già piangendo, io!”

 

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